DAL 30 LUGLIO 2015 CAMBIA IL CODICE DELLA STRADA, ECCO LE NOVITÀ

Cambia il Codice della Strada

Approvato il ddl per la riforma del Codice della Strada, ora è legge.

Le nuove norme approvate, saranno in vigore da venerdì 30 luglio 2015.Tra le novità della riforma c’è il Divieto assoluto di assumere Alcool per tutti i conducenti con meno di 21 anni, per chi ha la patente da meno di tre anni e per chiunque lavori al volante (autisti di ogni genere).
I locali pubblici dovranno essere obbligatoriamente dotati di un etilometro e non potranno vendere alcolici dalle tre di notte alle sei di mattina, salvo a Capodanno e a Ferragosto, mentre per gli autogrill il divieto scatterà già alle dieci di sera.

Obbligo di copertura assicurativa: le Sezioni Unite chiariscono il concetto di circolazione stradale ai sensi dell’art. 2054 c.c.

CIRCOLAZIONE STRADALE

Con sentenza n. 8620 del 29 aprile 2015, le Sezioni unite pongono un punto fermo su una delle questioni più dibattute in tema di r.c.a., definendo compiutamente il concetto di circolazione stradale previsto dall’art. 2054 c.c. in funzione, appunto, dell’osservanza del necessario obbligo di copertura assicurativa e, quindi, della conseguente applicabilità della relativa disciplina.

Cassazione civile Sentenza, Sez. SS.UU., 29/04/2015, n. 8620

 

Il caso e la soluzione

A seguito del decesso causato da infortunio sul lavoro ricondotto all’errata manovra del braccio di un’autogru, gli eredi del de cuius proponevano apposita azione per l’ottenimento del risarcimento dei danni anche nei confronti della compagnia assicuratrice che copriva la r.c.a. correlata alla circolazione del predetto veicolo speciale. Il Tribunale adito, nella costituzione delle parti convenute, accoglieva, per quanto di ragione, la domanda proposta. Sull’appello formulato dalla società assicuratrice in via principale e da altre parti in via incidentale, la Corte territoriale accoglieva solo parzialmente i gravami. Avverso la sentenza di secondo grado avanzava ricorso per cassazione la stessa società assicuratrice che la Corte di legittimità, nella composizione a sezioni unite, rigettava con la sentenza qui selezionata.

Impatti pratico-operativi

La sentenza in discorso è particolarmente rilevante perché, con essa, le Sezioni unite hanno risolto la questione di massima di peculiare importanza relativa al problema inerente all’individuazione dei limiti del concetto di circolazione stradale ai fini dell’applicabilità delle norme sulla r.c.a., con speciale riferimento anche alla posizione di arresto del veicolo produttivo dell’evento dannoso. A tal proposito, il massimo consesso nomofilattico ha chiarito che nel suddetto concetto deve essere ricompresa anche la posizione del veicolo quando non sia in movimento, avuto riguardo all’ingombro dallo stesso determinato sugli spazi addetti alla circolazione, alle operazioni eseguite in funzione della partenza e connesse alla fermata, oltre che in ordine alle complessive operazioni che il veicolo è destinato a realizzare e per le quali esso può legittimamente circolare sulle strade. In tale ottica, perciò, le Sezioni unite hanno affermato che, allo scopo dell’operatività della garanzia per la r.c.a., il veicolo deve essere considerato in tutte le sue componenti e con tutte le sue caratteristiche, sia strutturali che funzionali, le quali ne consentono, sotto il profilo logico e normativo, l’individuazione come tale ai sensi del codice della strada, con la conseguenza che l’uso che di esso di compia su aree destinate alla fruizione viabile concreta il carattere di “circolazione del veicolo” rilevante ai sensi dell’art. 2054 c.c. . Alla stregua di tale principio le Sezioni unite hanno – nella fattispecie sottoposta al loro vaglio – rigettato il ricorso, ravvisando la sussistenza di tutte le condizioni per l’operatività della garanzia assicurativa obbligatoria sia in quanto l’autogru, al momento della verificazione dell’infortunio sul lavoro, si trovava in una strada pubblica (o, comunque, in un’area equiparata), sia perché l’uso che in quel momento ne era stato fatto (consistito nel sollevamento di un cassone con il braccio meccanico) aveva realizzato un’utilitas propriamente corrispondente alle caratteristiche di quel mezzo speciale.

INSIDIA STRADALE: Ripartizione dell’onere della prova

Autorità: Cassazione civile sez. VI

Data: 03/02/2015 n. 1896

Classificazioni: RESPONSABILITÀ CIVILE – Cose in custodia

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:                            Dott. FINOCCHIARO Mario                            –  Presidente   – Dott. AMENDOLA    Adelaide                         –  Consigliere  – Dott. FRASCA      Raffaele                         –  Consigliere  – Dott. BARRECA     Giuseppina Luciana          –  rel. Consigliere  – Dott. CARLUCCIO   Giuseppa                         –  Consigliere  – ha pronunciato la seguente:                                                               ordinanza                                       sul ricorso 8219-2013 proposto da:                    C.B.R.S., quale genitore esercente  la  potestà sul  figlio  minore             S.C., elettivamente domiciliato  in ROMA,  VIA  CIVITELLA  SAN PAOLO 11, presso lo  studio  dell’avvocato LUCIANA SABINA MAMELI, che lo rappresenta e difende giusta procura  a margine del ricorso;                                                        – ricorrente –                                contro COMUNE   di   ACICASTELLO,  in  persona  del  Sindaco  pro   tempore, elettivamente  domiciliato in ROMA, VIA DEI GRACCHI  187,  presso  lo studio  dell’avvocato  GIOVANNI MAGNANO DI SAN LIO,  rappresentato  e difeso  dall’avvocato  MIANO GIOVANNA giusta procura  a  margine  del controricorso;                                                  – controricorrente – avverso  la  sentenza n. 344/2012 del TRIBUNALE  di  CATANIA  SEZIONE DISTACCATA di ACIREALE, depositata il 23/07/2012; udita  la relazione della causa svolta nella camera di consiglio  del 10/12/2014 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPINA LUCLANA BARRECA.

Fatto
PREMESSO IN FATTO

E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“1.- Con la sentenza impugnata il Tribunale ha accolto l’appello proposto dal Comune di Acicastello avverso la sentenza del Giudice di Pace, con la quale era stata accolta la domanda proposta nei confronti del Comune di Acicastello e questo era stato condannato a corrispondere all’attore C., quale genitore esercente la potestà sul figlio, la somma di Euro 1.586,09, a titolo di risarcimento dei danni sofferti dal minore per un sinistro accaduto sul (OMISSIS) a causa della strada dissestata. In riforma della sentenza impugnata, il giudice d’appello ha rigettato la domanda dell’attore, compensando tra le parti le spese del doppio grado.

2.- Il Tribunale ha ritenuto che non sia stata provata la dinamica dell’incidente, a causa dell’incertezza circa il luogo in cui questo si sarebbe verificato (specificato in citazione come manto stradale, ma indicato in altri atti come marciapiede, cui pure si sarebbero riferite alcune delle fotografie in atti) e circa le modalità del fatto (impatto tra il capo del bambino ed il palo del cartello posto alla fermata dell’autobus, mentre le fotografie ritrarrebbero un altro palo). Ha escluso la rilevanza della deposizione testimoniale resa dallo zio del bambino, a causa dell’incertezza circa il riconoscimento dei luoghi e dell’ambiguità circa la ricostruzione del fatto; ha escluso altresì l’idoneità delle fotografie prodotte in causa comprese quelle depositate in grado di appello – a dimostrare un’anomalia stradale costituente insidia, essendo quella ivi rappresentata per un verso, visibile e, per altro verso, assai modesta.

Il ricorso è proposto con un motivo.

L’intimato resiste con controricorso.

3.- Con l’unico motivo di ricorso si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 cod. civ. e art. 115 cod. proc. civ., deducendo che il Tribunale avrebbe fondato la propria decisione sulla circostanza che in citazione era stato indicato come luogo, in cui il minore era caduto, il manto stradale, mentre in corso di causa sarebbe risultato che l’insidia si trovava sul marciapiede, nonchè sul contrasto tra la dinamica esposta in citazione e quella emersa all’esito del giudizio. Secondo il ricorrente, il Tribunale, così giudicando, sarebbe incorso in travisamento dei dati di fatto perchè sarebbe incontroverso ed incontrovertibile che il piccolo S. sia caduto per il dislivello causato dalla mancanza di mattonelle vicino alla fermata dell’autobus di Acicastello, riportando le lesioni risultanti dalla CTU medica espletata in primo grado. Queste circostanze risulterebbero dalle prove assunte in giudizio, specificamente la prova documentale e quella testimoniale, mentre sarebbe stato onere del Comune dimostrare che, dato lo stato dei luoghi, il fatto si sarebbe verificato per un movimento scomposto del minore: pertanto, il Tribunale avrebbe presunto come possibile il fatto del bambino, errando nell’applicare l’art. 2697 cod. civ. ed addossando all’attore l’onere di provare che il piccolo fosse invece tenuto per mano dal padre.

3.1.- Il motivo è infondato, in quanto non sussiste la lamentata violazione dell’art. 2697 cod. civ. E’ vero che, in applicazione dell’art. 2051 cod. civ., spetta al custode convenuto, per liberarsi dalla presunzione di responsabilità, la prova dell’esistenza di un fattore estraneo alla sua sfera soggettiva, idoneo ad interrompere il nesso causale tra la cosa e l’evento lesivo, che presenti i caratteri del caso fortuito (che può essere anche il fatto del danneggiato), tuttavia questo onere probatorio presuppone che l’attore abbia, a sua volta, ed in via prioritaria, fornito la prova della relazione tra l’evento dannoso lamentato e la cosa in custodia.

Nel caso di specie, il Tribunale ha rigettato la domanda dell’attore proprio perchè attraverso un’indagine che ha riguardato tutti gli elementi emersi nell’istruttoria, ha escluso che fosse stata fornita la prova che il fatto in questione (la caduta del piccolo sul (OMISSIS)) fosse dipeso da un’anomalia della strada o del marciapiede. L’argomento riguardante il comportamento tenuto dal minore, pur utilizzato dal Tribunale, appare espresso ad abundantiam e non costituisce la ratio decidendi della sentenza impugnata, avendo il giudice fatto corretta applicazione del principio di riparto dell’onere della prova che consegue alla previsione dell’art. 2051 cod. civ..

In conclusione, si propone il rigetto del ricorso.”.

La relazione e il decreto di fissazione dell’adunanza sono stati comunicati e notificati come per legge.

Diritto
RITENUTO IN DIRITTO

A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, il Collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione.

In conclusione, il ricorso va rigettato.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.

PQM
P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida, in favore del resistente, nell’importo complessivo di Euro 1.000,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso spese generali, IVA e CPA come per legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3 della Corte suprema di cassazione, il 10 dicembre 2014.

Depositato in Cancelleria il 3 febbraio 2015

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